Sfogliando le pagine del Venerdì di Repubblica mi sono imbattuto in una storia curiosa e commovente fatta di genorosità e solidarietà, che magari il documentario di Alessandro Piva, Pasta Nera (presentato da poco al Festival di Venezia) ci aiuterà a non dimentare.
Tutto inizia subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, i
Nazi-fasciti erano appena stati cacciati oltralpe e iniziava il processo
di costruzione del nuovo stato democratico. Il Mezzogiorno a causa dei
pesanti bombardamenti e dalle battaglie combattute nelle proprie città e
nelle campagne era devastato, e la sua popolazione era stremata perchè
le case erano state distrutte e gli alimenti scarseggiavano.
Al
Nord la situazione era migliore perchè gli Americani erano stati fermati
lungo la linea Gotica, all'altezza di Bologna, e il processo di
liberazione venne condotto dai partigiani del CLN; quindi le battaglie
non furono di grandi dimensioni e non ebbero l'effetto devastante che
avrebbero avuto se fossero combattute da un esercito dotato di armi
pesanti.
Una dirigente comunista milanese, Teresa Noce, ben
conscia di questa situazione, propose di intervenire a sostegno della
popolazione delle regioni meridionali salvando dall'abbandono e dalla
corruzione migliaia di bambini e bambine facendoli ospitare da generose
famiglie emiliane. Questa proposta sarebbe rimasta di dimensioni
limitate e circoscritta se nel dicembre del 1945, al Congresso del PCI
non fosse salito sulla tribuna un delegato di Frosinone, per denunciare
le condizioni miserevoli e disperate in cui vessavano i bambini del
mezzogiorno, in particolare quelli di Cassino.
Lo stesso giorno
una delegazione guidata da Teresa Noce si recò a Cassino per portare
aiuto alla popolazione offendo denaro e alimenti, e da quella zona
ridotta a un cumulo di macerie partirono i primi gruppi di bambini che
sarebbero stati ospitati da alcune famiglie di contadini emiliane.
E
così il progetto di Teresa Noce prese vita, i bambini di Cassino furono
i primi, dopo di loro arrivarono molti altri come quelli di San Severo
di Puglia che nel 1950 vennero ospitati dalle donne dell'Udi (Unione
delle Donne D'Italia) di Ancona perchè le loro famiglie, braccianti e
mezzadri ridotti alla fame, furono arrestate dall'esercito che respinse
le loro proteste facendo ricorso ai carri armati.
Nonostante le paure e i timori, fomentate anche dai propri concittadini
("Andate in Alta Italia? Attenti che la i comunisti mangiano i bambini o
li usano per fare sapone"), molti bambini ebbero la fortuna di vivere
un'infanzia serena, senza il timore di non riuscire a trovare un pezzo di pane da metter sotto ai denti.Insomma
grazie all'organizzazione e alla solidarietà di centinia di uomini e di
donne, di militanti di Sinistra, fu possibile dare vita ad un progetto
meraviglioso che unì il Paese in uno dei suoi momenti più duri, e lo
fece attraverso i bambini. Fu l'incontro tra due culture diverse, due
diversi modi di mangiare, di parlare e di vivere, fu un grande gesto per
un grande Paese.
Ha ragione Luciana Viviani quando dice: "Il
nostro è un Paese che ha bisogno di ricordare anche le cose bellissime
che è stato capace di fare. Perchè noi siamo un pò contro noi stessi: ci
diciamo tutto quello che facciamo di male, ma non ci diciamo quello che
facciamo e che abbiamo fatto di buono".
Nicolò Berti
(spunti tratti da Il Venerdì di Repubblica del 26 Agosto 2011)

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