mercoledì 7 settembre 2011

Una storia da non dimenticare

Sfogliando le pagine del Venerdì di Repubblica mi sono imbattuto in una storia curiosa e commovente fatta di genorosità e solidarietà, che magari il documentario di Alessandro Piva, Pasta Nera (presentato da poco al Festival di Venezia) ci aiuterà a non dimentare.

Tutto inizia subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, i Nazi-fasciti erano appena stati cacciati oltralpe e iniziava il processo di costruzione del nuovo stato democratico. Il Mezzogiorno a causa dei pesanti bombardamenti e dalle battaglie combattute nelle proprie città e nelle campagne era devastato, e la sua popolazione era stremata perchè le case erano state distrutte e gli alimenti scarseggiavano.
Al Nord la situazione era migliore perchè gli Americani erano stati fermati lungo la linea Gotica, all'altezza di Bologna, e il processo di liberazione venne condotto dai  partigiani del CLN; quindi le battaglie non furono di grandi dimensioni e non ebbero l'effetto devastante che avrebbero avuto se fossero combattute da un esercito dotato di armi pesanti.
Una dirigente comunista milanese, Teresa Noce, ben conscia di questa situazione, propose di intervenire a sostegno della popolazione delle regioni meridionali salvando dall'abbandono e dalla corruzione migliaia di bambini e bambine facendoli ospitare da generose famiglie emiliane. Questa proposta sarebbe rimasta di dimensioni limitate e circoscritta se nel dicembre del 1945, al Congresso del PCI non fosse salito sulla tribuna un delegato di Frosinone, per denunciare le condizioni miserevoli e disperate in cui vessavano i bambini del mezzogiorno, in particolare quelli di Cassino.
Lo stesso giorno una delegazione guidata da Teresa Noce si recò a Cassino per portare aiuto alla popolazione offendo denaro e alimenti, e da quella zona ridotta a un cumulo di macerie partirono i primi gruppi di bambini che sarebbero stati ospitati da alcune famiglie di contadini emiliane.
E così il progetto di Teresa Noce prese vita, i bambini di Cassino furono i primi, dopo di loro arrivarono molti altri come quelli di San Severo di Puglia che nel 1950 vennero ospitati dalle donne dell'Udi (Unione delle Donne D'Italia) di Ancona perchè le loro famiglie, braccianti e mezzadri ridotti alla fame, furono arrestate dall'esercito che respinse le loro proteste facendo ricorso ai carri armati.
Nonostante le paure e i timori, fomentate anche dai propri concittadini ("Andate in Alta Italia? Attenti che la i comunisti mangiano i bambini o li usano per fare sapone"), molti bambini ebbero la fortuna di vivere un'infanzia serena, senza il timore di non riuscire a trovare un pezzo di pane da metter sotto ai denti.Insomma grazie all'organizzazione e alla solidarietà di centinia di uomini e di donne, di militanti di Sinistra, fu possibile dare vita ad un progetto meraviglioso che unì il Paese in uno dei suoi momenti più duri, e lo fece attraverso i bambini. Fu l'incontro tra due culture diverse, due diversi modi di mangiare, di parlare e di vivere, fu un grande gesto per un grande Paese.
Ha ragione Luciana Viviani quando dice: "Il nostro è un Paese che ha bisogno di ricordare anche le cose bellissime che è stato capace di fare. Perchè noi siamo un pò contro noi stessi: ci diciamo tutto quello che facciamo di male, ma non ci diciamo quello che facciamo e che abbiamo fatto di buono".


 Nicolò Berti





(spunti tratti da Il Venerdì di Repubblica del 26 Agosto 2011)


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